Dove?

I nostri luoghi Appiano Gentile   Sono un po’ i nostri luoghi del cuore, quelli che nella provincia di Como costeggiano il Parco Pineta e il Parco del Lura, si affacciano alle Prealpi del Comasco e del Varesotto e si estendono su una pianura ricca di bellezza e storia. Il paese in cui siamo cresciuti, abbiamo vissuto, quello che nella sua semplicità ci ha accolto da bambini, e che nella sua bellezza ci fa crescere, e ci fa apprezzare sempre di più le sue ricchezze culturali e naturalistiche. Appiano Gentile ha una storia molto più lunga di quello che ci si può aspettare, un paese di soli 7713 abitanti, ma la cui origine risale a più di 3000 anni fa. Sembrerà strano, ma proprio nell’ Età del Bronzo ha inizio la storia di Appiano Gentile. Negli anni ’30 fu rinvenuta una piccola necropoli, risalente alla cultura di Canegrate; negli anni ’80 fu ritrovata un’altra necropoli di origine golasecchiana, cultura che abitò la zona del varesotto nello stesso periodo. Nel Medioevo Appiano fece parte del contado del Seprio, ma nel 1395, con la costituzione del Ducato di Milano, ne entrò a far parte. Più avanti, quando la Lombardia austriaca fu divisa in province, Appiano fu unito alla Provincia di Gallarate. Nel 1801 il paese venne annesso al regno d’Italia ed entrò a far parte della Provincia di Como. Nel 1867 il comune soppresso di San Bartolomeo al Bosco, dove ora si può trovare la bellissima Chiesa di San Bartolomeo, diventò parte integrante del paese di Appiano. Vista l’esistenza di un altro comune con nome “Appiano” (Appiano sulla strada del vino, in provincia di Bolzano), venne aggiunto al nostro comune lombardo l’appellativo “Gentile”, vista la presenza di testimonianze gentili, ovvero pagane, probabilmente risalenti al periodo Imperiale Romano.   Il Parco Pineta   E’ una vera “chicca” di Appiano Gentile. Si tratta di un meraviglioso Parco Regionale e Naturale che si estende, toccando più di una dozzina di comuni, per 48 km². Il bosco comprende pinete, castegneti, robineti e querceti, con una fauna ricca di animali di ogni specie, l’airone cinerino, l’astore, il picchio, il falco, il nibbio, la poiana, il gufo, la civetta, la quaglia, il fagiano.   La Chiesa Prepositurale di Santo Stefano   La nostra chiesa prepositurale domina sulla grande Piazza Libertà, nel cuore di Appiano Gentile. Conta più di mille anni, nei quali è stata modificata secondo gli stili che nei secoli hanno caratterizzato l’architettura sacra.  Già nel secolo XI è documentata l’esistenza di un’ecclesia plebis, come testimonia l’esterno dell’abside romana presente sulla sinistra della facciata. In principio gli edifici sacri erano tre, dedicati a Santo Stefano, Sant’Antonino e San Giovanni Battista. Nel 1996, sul versante settentrionale della chiesa, si riscoprì il grande apparato di affreschi della cappella dei Re Magi, appartenente al secolo XV. Del secolo successivo sono le sculture che ornavano la facciata antica della chiesa. L’abside romanica presente tutt’ora, recuperata nei lavori di ampliamento di fine ottocento, risale all’apparato medioevale. La Chiesa è monumento di interesse nazionale dal 19 maggio 1912 ed è stata restaurata nel 1913 dall’architetto Federico Frigerio, che si occupava anche dei restauri del Duomo di Como. Fu grazie a Carlo Borromeo, al quale è stata dedicata anche una delle 10 cappelle presenti nella chiesa, che le tre chiese di S. Stefano, S. Antonino e S. Giovanni Battista furono accorpate: “Nella nuova fabrica di questa prepositurale si piglino anco dentro le chiese contigue”.  Dal Cinquecento, grazie a S. Carlo Borromeo, la chiesa fu adornata di affreschi di grande importanza artistica, come quelli del celebre pittore Panfilo Nuvolone, terminati nel 1624, come la pala del 1619, in deposito dalla Pinacoteca di Brera, dipinta da Giacomo Cavedone (raffigurante S. Carlo stesso), e molte altre. Ai tempi ad Appiano Gentile facevano capo le 22 parrocchie dell’antica Pieve Ambrosiana. A fine ottocento la chiesa venne ampliata, e raggiunse la grandezza che ha tutt’ora. Venne demolita l’abside cinquecentesca, fu capovolta la facciata, costruita una grande cupola di 33 metri di altezza, e vennero aggiunte due navate laterali. La facciata venne in seguito progettata nel 1913 da Federico Frigerio e ultimata nel 1913. Lo stesso Frigerio aveva progettato nel 1909 la cantoria e la posa del grande organo Tamburini in controfacciata. Nel 1946 vennero installate 8 campane sul campanile di 36 metri.   Santuario della Beata Vergine del Carmelo   Uscendo dal paese e andando verso la Pineta, ci si imbatte in una meravigliosa valle che porta a questo gioiello. Si tratta del Santuario della Beata Vergine del Carmelo. Nel 1492 il luogo era abitato dai padri Carmelitani; oggi è visibile, a lato della chiesa, l’ex – convento. Costruirono dunque la chiesa della Madonna del Carmelo. Di circa un secolo dopo sono le tombe che si trovano sotto al pavimento, davanti all’altare. Fino al 1892 era visibile la lastra del sepolcro dei carmelitani, che riportava la scritta “Sepulcrum PP. CC. A 1605”. Nel 1892 venne restaurata, e la Madonna in legno vestita con abiti di seta bianca trapuntata in oro è stata trasferita nella parrocchia: nel 1902 è stata sostituita da un’altra più moderna. Dell’epoca carmelitana è rimasta la pila dell’acqua santa, finemente decorata da figure dell’Annunciazione.   Chiesa di S. Maria alla Fonte   La Chiesa di S. Maria alla Fonte, chiamata dagli Appianesi “Chiesa alla Fontana”, nasce nel 1653 in seguito alla ristrutturazione di un vecchio oratorio dedicato a San Michele Arcangelo. Gli affreschi sono del pittore Isidoro Bianchi, allievo del Morazzone. Questi furono restaurati nel 1876. Nel 1932 il pavimento venne ristrutturato e nel ’65 venne aggiunta la graziosa porta. Il nome è stato attribuito alla Chiesa grazie alla fontana che le sta davanti, il “fontanino”.